Il telefono equo (2)

Dovrei esserne fiero. E in effetti un po’ lo sono. Sono uno dei 25000 possessori, sparsi in tutto il mondo, di un Fairphone. Il telefono equo.

pf1

 

Fare recensioni non è il mio mestiere, non sono certo un esperto in materia e due settimane d’uso di questo smartphone, nemmeno come macchina principale, non mi qualificano certo per dare un’opinione di cui fidarsi. Però sì, un po’ sono fiero di questo acquisto.

Perché Fairphone fa uno sforzo, industriale, progettuale e di mercato, che mette l’etica davanti al profitto. Andando a cercare materie prime per il controllo delle quali la gente non si ammazzi. Optando per materie e processi industriali che siano allo stato dell’arte per quanto riguarda l’ecosostenibilità e il ridotto impatto ambientale. Scegliendo fornitori che trattino i lavoratori da esseri umani e non da schiavi. Adottando una filosofia “open” che è tanto istruttiva quanto vantaggiosa per tutti. Una volta si diceva think different. Se penso a quanto sono state stravolte, abusate, violentate queste parole mi vengono i brividi.

Comunque eccolo qui, il Fairphone. 162 grammi, contro i 112 di un iPhone 5s, e dimensioni più generose (fin troppo, già l’iPhone 5s è un po’ troppo grande per i miei gusti).

pf2

 

Più una custodia (originale) di bassa qualità, che ha il vantaggio di correggere l’unica grossa pecca di questo telefono: un bordino attorno all’obiettivo della fotocamera che impedisce di appoggiare il terminale stabilmente su una superficie piana.

pf3

 

Per il resto è una bella macchina, solida, robusta, costruita con cura, in metallo. In un imballaggio minimalista in cartone riciclato, con nulla più dello stretto indispensabile (non c’è nemmeno il caricabatterie, e meno male, io stesso ne ho almeno due con relativi cavi che sono inutilizzati e che vanno benissimo anche per il Fairphone). Batteria sostituibile, posto per due SIM (molto comodo), bello schermo, autonomia che limitandosi al traffico dati in WiFi dura tranquillamente due giorni, altoparlante generoso col volume, prestazioni nella norma di un Android, col processore a 4 core che fa brillare il browser (Safari di iOS 7 su un iPhone 5s ne esce a pezzi, al confronto) e fa comportare più che dignitosamente tutte le altre applicazioni. Non chiedetemi dei giochi perché non lo so, e non ho termini di paragone.

Android è standard, ha i suoi pregi e i suoi difetti, ci si fa qualunque cosa, ma è più complicato di iOS, più disordinato, trovo che ci si perde sempre un po’. Ma è sicuramente questione di gusti e di abitudine. Come con tutti gli Android, lo schermo touch non è all’altezza dei terminali iOS, né come reattività al tocco, né come fluidità nel seguire i movimenti delle dita. È sicuramente solo una questione di driver, fa specie che in tutto questo tempo ancora non siano riusciti a colmare il gap.

Non essendo un telefono economicamente supportato da sussidi o accordi commerciali con alcuno, non viene fornito con applicazioni-spazzatura. Nemmeno le applicazioni standard di Google sono fornite, in fase di configurazione del telefono sta all’utente decidere se acconsentire al loro download e installazione, oppure no.

Quasi indispensabile una micro-SD per foto e musica.

25000 terminali sparsi per il mondo (non ho idea di quale sia la distribuzione mondiale degli apparecchi venduti, immagino comunque che si concentrino nei Paesi ricchi) sono un’inezia, sono insignificanti, irrilevanti. A fronte di decine di milioni di terminali di altre marche venduti ogni anno. Eppure, sono una voce che non può non essere ascoltata.

Si. Può. Fare.

Adesso che quelli di Fairphone l’hanno dimostrato, non ci sono più scuse.

Si. Deve. Fare.

Autori: Marco Coïsson

Marco Coïsson è laureato in Fisica, presso l'Università di Torino, ed è ricercatore presso l'INRIM, dove si occupa di materiali magnetici innovativi. Appassionato di scienza e tecnologia, di moto e di fotografia.

Commenti disabilitati.